Addio a Vitale, volto del “Cocchi” degli anni ruggenti

VITALE-CORRADO-BRUNETTO

Qualche giorno fa si è spento Vitale Tirone, uno dei volti che ha accompagnato le ore trascorse da tanti di noi al mitico “Cocchi”, quando il bar era la seconda (se non la prima) casa e quando in quel dehor afffacciato su piazza Alfieri si ritrovava il mondo astigiano, si facevano e si distruggevano alleanze politiche, si sussurrava qualche pettegolezzo, si abbozzava un commento sulla ragazza che passava in quel momento sotto i portici Anfossi, si coglievano e si dispensavano occhiate furtive: gli ingredienti di una città di provincia di cui Vitale era uno dei “prodotti” più autentici. Cameriere di classe, grande professionista, disponibile ma austero come un attachè di ambasciata, faceva sempre precedere l’appellativo “signor” ai nomi di chiunque: me lo ricordo salutare Riccardo Graziano detto “Badùc” (grande giocatore di biliardo e di tarocchi) dicendo:«Buongiorno, signor Baducco!». Quando noi ventenni o giù di lì salivamo la scala che portava alle varie sale in cui si giocava, Vitale – con la severità cortese di un precettore d’altri tempi – ci avvisava:«Mi raccomando, silenzio. El prufesùr l’è ‘ncamìn che l’opera»: significava che Tullio Maestri stava giocando a boccette e non si doveva disturbare “el prufesùr”. Livio Musso, che di quel meraviglioso spaccato di vita astigiana è stato testimone e protagonista, ha inviato alla nostra redazione un commosso ricordo – intitolato “Vitale ha consegnato l’ultimo Americano”, che volentieri pubblichiamo – dell’irripetibile Vitale, citando il suo noto “Prego lei” o “Prego voi”, entrato talmente nello slang “cocchese” che quando alcuni habitué del “Cocchi” (Pepe Goria, Piergiorgio Tuzza, Guido Marinoni detto “Guido del Falcone”, Renato Miotto e altri) affittarono una casa in campagna la chiamarono “il prego voi”.

Paolo Raviola 

Nella foto di Bruno “Macio” Accomasso, un altro asssiduo frequentatore del “Cocchi” in quegli anni stupendi, Vitale (a sinistra) con i giovani colleghi Corrado Camerano e Bruno De Grandis

VITALE HA CONSEGNATO L’ULTIMO AMERICANO

Vitale Tirone se n’è andato per sempre, discretamente ed in silenzio.

Per tutti coloro che hanno mescolato le loro vite a quelle di bar e caffè storici della nostra città, dagli Anni Cinquanta fino alla fine degli Anni Ottanta, al  Cocchi soprattutto, lui era Vitale e basta, cameriere docg.

Da qualche giorno Vitale si aggira tra i tavolini del Grand Cafè Altrove con la velocità lieve dei suoi passi, con il suo sguardo acuto, caratteristiche che hanno fatto della sua professione la ragione di vita.

Stringe ancora tra le sue mani secche i vassoi pieni di bibite, liquori, Americani, Campari, For England, caffè, brioches, che deposita con gesti rapidi accompagnati dal suo, e solo suo, distintivo vocale: “Prego lei” o “Prego voi” se al tavolino sono sedute almeno due persone.

Così era Vitale. Se doveva aspettare qualche istante prima di vedere onorare lo scontrino, vuoi perché il cliente di turno era distratto o vuoi perché stava chiacchierando, allora Vitale alzava lo sguardo e guardava lontano, la mente persa chissà dove perché la sua etica gli imponeva di “non immischiarsi mai”. Quanti sguardi e sorrisi avrebbe scambiato con Toiu se solo il Vate si fosse degnato, almeno una volta, di voltarsi e guardare nel dehor del Cocchi.

Parlare del Cocchi ha sempre voluto dire, dalla metà degli anni Ottanta quando il Mito di piazza Alfieri ha chiuso i battenti, parlare di Domenico e Beppe e dei loro ragazzi, banconieri e camerieri, con Vitale sempre protagonista in prima fila nei “Ti ricordi…”

Le sue battute, il suo sorriso disarmante, le sue gaffes leggere dovute più alla concentrazione che lo costringeva ad immergersi nel lavoro piuttosto che alla distrazione, perché Vitale non era distratto, Vitale conosceva a meraviglia volti, nomi, fatti che sovente fingeva di non ricordare o non riconoscere perche “il vero grande cameriere non vede, non sente e non si intromette mai…”.

Quanto lo amavamo allora, quasi quanto ci manca adesso perché, con la sua sparizione discreta Vitale ha chiuso un’altra pagina di un’era irripetibile, di un tempo perduto e che forse non conviene più ricercare per non farsi troppo male, di spazi riempiti da personaggi che nemmeno il regista più bravo saprebbe riproporre oggi in un film nella loro umanità, nella loro frenesia di vita a volte allegra, a volte triste, a volte comica, a volte tragica.

Vitale è stato il testimone del tempo di quella generazione perduta che trovava al Cocchi ed in lui, dritto e serio nell’accoglienza, un porto sicuro, un punto fermo buono per un Americano bevuto al volo per una partenza o una bottiglia di For England sorseggiata in una sosta magari utile per un bilancio.

Che bello immaginare Vitale, è da troppo nostalgico sognatore ma va bene così, porgere un assaggio di barbera a Pietro Baudino, osservare con occhiate acute Cecco Bruno mentre finisce la sua gazzosa facendola fischettare o, sua croce e delizia, salire al primo piano per soddisfare un’ultima richiesta, fatta a notte fonda pur di proseguire ancora nel loro sogno, un ultimo paio di bottiglie di Spumante ai perduti dietro al sogno di vittoria di una partita di boccette, di bigliardo o nel fumo sempre più spesso dell’ultima smazzata, accolto da una battuta sarcastica di Dario Occhiena, Tullio Maestri, Beppe Martinetti o di chi preferite ricordare perché, ricordando ognuno di loro si ricorda Vitale.

Vitale ha sempre avuto una nascosta ammirazione, forse una lieve invidia, per Gigi Corosu e per il Beso che scrutava da lontano mentre aspettava che Carletto, Brunetto, Corrado, Maurizio o Paolo gli preparassero il vassoio da consegnare.

Ora non restano che i ricordi: le foto di uno che lo ha sempre amato, Bruno Macio Accomasso, che fanno ripiombare in quel mondo così carico di voci, suoni, odori e le parole di chi non lo ha mai dimenticato e di lui ha scritto e scriverà per tenerne viva l’immagine ed il riicordo.

Seduto perso nel dohor del Cocchi aspetto di vederlo arrivare con una cedrata od un chinotto per la gioia commovente di sentire la sua voce dire “Signor Livio, prego lei.”

Adesso Vitale non c’è più davvero, ha afferrato l’ultimo vassoio e si è avviato alla consegna verso un dove che lo ha sicuramente accolto per quel che è stato: una grande persona, un grande amico.               Livio Musso


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